Eccoci qua come ai tempi della scuola dinanzi una pagina bianca e l'incertezza, l'amletico dubbio: COME INIZIARE? Sicuramente voglio dirti CIAO, che tu sia casualmente transitato di qua o già mio amico, qualunque sia il tuo pensiero, la certezza di questo saluto ce l'ho.
Di certezza ne ho anche un'altra, se sono qui, se ho deciso di "mettere in rete" parte di quello che scrivo è proprio per arrivare da te, per il desiderio di comunicare e condividere insito nell'essere umano, perché ho deciso di "tirare fuori dal cassetto i miei fogli" ed esporli alle tue critiche, al giudizio che se vuoi puoi lasciare sotto ogni mio post, per incontrare e conoscere amici.
In questo blog troverai alcune poesie, racconti brevissimi che durano il tempo di alcuni "morsi" ad un frutto, la sfida mia personale a Flaubert, una storia da "prendere un morso per volta": terza certezza... e dire che a me ne sarebbe bastata una! Ho cominciato; così adesso spero di rincontrarti al più presto.

Gabriella

mercoledì 19 maggio 2010

Essere e apparire

Se nessuna cosa venisse camuffata o nascosta sarebbe tutto più facile... se ogni cosa si mostresse per quello che è sarebbe tutto più facile! Ma io credo che il bisogno di apparire per ciò che non si è altro non sia che ammissione di "poter essere meglio di ciò che si è"! 
Mi fermo a guardare a volte questa immensa scacchiera in cui abbiamo diviso il mondo, e siamo lì, uno per ogni casella: GRANDI e piccoli... NOI e gli altri!


"Sono stanco di questo mio - essere -". Smisi di bere, deglutii a stento il liquido che ormai avevo in bocca e per un istante rimasi paralizzato, con la bottiglia ancora sollevata e appoggiata alle labbra; "Non frainendermi", continuò mentre allontanavo la bottiglia dalla bocca e lo guardavo negli occhi, "parlo di - essere - ma non intendo il mio stare nel mondo, in questo mondo ingiusto che amo! La mia stanchezza deriva da quello che mi costringono ad essere perchè in me quello vedono, da ciò in cui imprigionano la mia figura oscurando, offuscando l'animo mio e quello che sono! Che poi sbaglio a dire ingiusto del mondo... ingiusti siamo piuttosto noi uomini che lo abitiamo". Questo mi aveva detto una sera, bevendo la solita gassosa sulla solita panchina, ed io come lui le vedo, le sento queste ingiustizie proprio perchè anch'io amo il mondo.
Così, come un essere che in molti forse definireste pazzo perchè osa mettere un piede oltre la riga (vedete ch'è tracciata col gesso?) immaginaria del consueto assunto da tutti ad emblema di normalità, mettendo un piede sopra di questa poi l'altro più in là a sorpassarla, ho deciso di andare per strada coperto di veli leggeri che celano, confondono in parte il mio aspetto e spogliare, mettere a nudo l'animo mio, stanco di questo apparire forzato che non mi corrisponde, non parla con me, non è mio!

Con questa premessa sono sceso oggi in strada; come ad un fantasma, un fantoccio, uno spaventapasseri si volgevano a me, alcuni ridendo divertiti, altri burlandosi del mio aspetto, solo i bimbi, perlopiù incuriositi, gli unici a non mostrare diffidenza... qualcuno di loro ha strattonato la mano che l' accompagnava indicandomi con l'altra e tirando nella mia direzione. Ho preso l'autobus. Mentre aspettavo una giovane donna anche lei incuriosita dal mio aspetto (temevo che l'effetto dei veli sarebbe stato questo) di tanto in tanto posava come per caso lo sguardo su me e rimaneva pensosa a porsi chissà che domande. Mi chiedo se fra le tante ipotesi avrà valutato anche quella giusta, chissà se ha compreso, sentito, capito che insceno una maschera per dimostrare di essere oltre di questa. Tutti mi guardano. Alcuni hanno paura. Con la parrucca ed il volto truccato camuffo l'età, capelli neri e fondotinta mi hanno "alleggerito" di circa dieci anni ma, mentre proseguo in quella che dovrebbe essere la rappresentazione del mio essere attraverso la negazione di tutto quello che "sono", per azzerare ogni certezza su me e ricominciare, manifestare tutto ciò che mi appartiene, capisco che i veli, adottati per nascondere il mio aspetto, invece di concentrare l'attenzione su ciò che potrei essere, incuriosiscono per se stessi, attraggono o spaventano solo per loro, per quello che sono. Domani cambierò maschera ed appesantirò l'età, cipria chiara e parrucca bianca e vedrò l'effetto. 
Ed intanto continuo ad osservare la gente intorno, ad essere osservato, irriso, additato ma già lo sapevo, così domani, al posto dei veli (sotto indosso pantaloni e camicia beige) metterò un pantalone un po' logoro ed una maglietta, porterò "Dei sepolcri" ed una piccola cassetta di plastica resistente, andrò al parco, monterò in piedi su essa e inizierò a leggere a voce alta il carme che amo.

Così ho fatto e lo sguardo più benevolo che mi hanno rivolto diceva che, se non ero matto, stavo di certo pagando il prezzo di una scommessa non vinta.

Altro giorno, parrucca nera, capelli indietro, ben rasato ho fatto uso di terra abbronzante sul volto e un po' sulle mani, indossato un jean's di marca, camicia e giacca sportiva, ho messo gli occhiali da sole. Vestito così mi sono recato al piccolo ufficio affittato una settimana prima sull'uscio del quale avevo messo una targa dorata con scritto, oltre a nome e cognome: Medico-Chirurgo, riceve martedì e giovedì pomeriggio per appuntamento. Nient'altro, nessun recapito. Così quel martedì pomeriggio arrivai e trovai una piccola folla in attesa davanti l'uscio, mi scusai per l'assenza momentanea dell'infermiera e dissi che per quel pomeriggio mi sarei occupato di prendere gli appuntamenti precisando che lo studio sarebbe stato aperto la settimana successiva. Si volgevano a me con pazienza, rispetto e sorrisi nonostante li avessi costretti a sostare a lungo prima fuori e poi in anticamera adducendo pretesti ridicoli.
Ripenso alla linea immaginaria che ho valicato quel giorno coi veli e non so più da quale parte di essa conviene restare... e invece lo so, questa mia, la parte in cui stò, vista dalla prospettiva di quella giornata mostra più falle, più ingiustizie di quante ne avessi contate stando di qua, e a restarci me le sento incollate addosso, complice.

Ho conosciuto medici sbruffoni, ne ho conosciuti di assolutamente privi di quel minimo di umanità, di rispetto per gli altri, indispensabile sempre, ancor più se ti confronti con persone che soffrono. Ne ho conosciuti di veramente grandi ogni volta che ampie competenze professionali sono state amplificate da personalità vibranti di umanità, rispetto, comprensione, meritando di riceverne mille volte di più. Ho conosciuto senzatetto di saggezza e cultura infinita e professionisti tirati a lucido capaci di ogni bassezza, ricolmi di vuoto.

Torno stasera, come tutte le sere, sulla solita panchina, è il mio turno di portar le gassose e le tengo in mano, brinderemo come di consueto, non so a cosa, lo facciamo sempre... a noi, al mondo, alla vita, ad un'altra giornata... con la stessa stanchezza di questo - essere - ch'è solo apparire, che vogliamo provare a scrostarci di dosso... guarderò negli occhi il mio fratello africano e resterò muto.

GM C

5 commenti:

  1. deliziosa; da leggete d'un fiato. Ciao
    Maurizio

    che vita da medico..

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  2. A volte ci costringono ad apparire, ma non è bello...la maschera non mi piace e non mi si addice.

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  3. @Maurizio:Grazie, un abbraccio.

    @Stella:non si addice neanche a me :)
    credo comunque che Pirandello avesse ragione e più o meno ogni persona che incontriamo ce ne mette addosso una per il suo personale modo di vedere e leggere nei gesti e nelle parole, per il suo essere diversa da ogni altra persona... ognuno coglie sfumature diverse o interpreta secondo il proprio bagaglio.
    Cosa molto spiacevole sono, a mio parere, tutte quelle etichette che mettiamo addosso... ne sanno qualcosa i senzatetto (mi riferisco soprattutto alle aggressioni che subiscono) e gli extracomunitari per fare un esempio.
    Un abbraccio

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  4. un libro..una musica..un dipinto..parlano in modo diverso a chi legge..ascolta.. guarda.. ecco io penso che noi siamo la somma di parole .. colori..note.. e per questo l'immagine che gli altri hanno di noi non sempre coincide con il nostro essere...credo che sia fondamentale la coerenza..alla fine il nostro vero io verrà fuori ..
    un abbraccione grosso....kissssssssssssssssss

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  5. A volte più che maschera ci si scherma per non essere vulnerabili credo, ma questa é un'altra storia....

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